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L’ alimentazione del coniglio da compagnia

L’ alimentazione del coniglio da compagnia

Negli ultimi anni si è assistito a un notevole aumento del numero di conigli da compagnia nelle nostre case, i quali grazie al loro carattere dolce e affabile si prestano bene alla vita in famiglia.

Attenzione però, si tratta di un animale che necessita di una gestione molto impegnativa ed è quindi importante informarsi prima dei suoi numerosi bisogni.

Il coniglio appartiene all’ ordine dei lagomorfi (non è quindi un roditore!), esistono più di sessanta razze, che differiscono tra di loro per forma, dimensione e colore. Sono state selezionate sia razze nane che razze giganti, le più piccole possono pesare da adulte meno di 1 kg, le più grandi possono arrivare a circa 10 kg.

Quando si parla di animali non convenzionali l’obiettivo da raggiungere, per migliorarne la qualità della vita, è quello di ricreare in casa condizioni il più possibile simili a quelle che la specie avrebbe in natura.

A tal fine, una corretta gestione della dieta è fondamentale per ridurre il rischio di insorgenza di malattie e consentire al coniglio di vivere meglio e più a lungo.

Poiché i conigli sono erbivori, la dieta deve essere ricca di piante e di erba di campo. Il coniglio selvatico, infatti, si alimenta di graminacee (Festuca, Brachypodium e Digitaria), di leguminose (erba medica, fieno greco, trifoglio) e di composite (tarassaco, lattuga, radicchio, arnica e camomilla). Durante l’inverno, quando alcuni alimenti non sono disponibili, si alimenta anche di foglie e di cortecce degli alberi.

Questo tipo di alimentazione consente al coniglio di consumare i denti, che sono a crescita continua, prevenendo così problemi di masticazione e di malocclusione dentale.

L’erba, infatti, contiene particelle di minerali di silicio che facilitano il consumo delle superfici dentali. Se vengono somministrati alimenti inadeguati, il consumo dentale non riesce a compensarne la crescita causando alterazioni patologiche della dentatura.

IL FIENO

La dieta del coniglio da compagnia deve essere costituita principalmente da fieno, il quale deve essere fresco e pulito e sempre a disposizione dell’animale.

Il fieno è un alimento indispensabile, che deve essere consumato in quantità illimitata tutti i giorni.
Fieni polverosi devono essere evitati perché possono causare riniti allergiche.
Nel primo anno di vita è consigliato l’utilizzo di fieno di erba medica perché, essendo ricco di calcio, migliora la struttura ossea riducendo il rischio di patologie metaboliche; va dato, invece, con molta moderazione nei conigli adulti e con problemi di calcoli o sabbia vescicale.

Dopo il primo anno è maggiormente indicato fieno “misto”.

Un coniglietto che mangia tanto fieno si tiene “impegnato” perché il fieno richiede molto tempo per essere masticato. Se invece il coniglio trova sempre cibo “morbido” ( es. insalatine, foglioline) lo consumerà velocemente tendendo cosi ad ingrassare ed “annoiarsi”.
Se il coniglio non mangia fieno potrebbe essere dovuto ad un problema di denti o ad una dieta troppo ricca, meglio quindi ridurre gli altri alimenti e provare a cambiare vari tipi di fieno.
Non sostituite il fieno aumentando la verdura, piuttosto (se proprio non mangia il fieno) provate a somministrare (in alternativa al fieno) erba mista di campo.

Il fieno migliore è quello di prato polifita e per cavalli, in quanto è ricco di erbe miste, deve essere verde e profumato, senza muffe o pesticidi.

In commercio troviamo quelli confezionati, ci sono di varie qualità, alcuni arricchiti con erbe e fiori; è bene controllare che non abbiano muffe, saggiare quindi sempre aspetto e odore.

E’ molto conveniente prendere il fieno da un contadino (che non usi prodotti chimici), costa meno ed è più buono e ricco di erbe, l’ideale è il fieno misto per cavalli.

Il fieno va conservato in un ambiente asciutto e non umido, non va mai sigillato in sacchi di plastica, il fieno deve essere contenuto in materiale che permetta una buona “areazione”, vanno benissimo scatoloni di cartone, sacchi in juta e comodissime sono anche le cassapanche in legno.

L’ideale è adagiare il fieno nella lettiera così verrà usato sia come fondo ma sopratutto come cibo..

Ogni giorno il fieno vecchio và eliminato, ed aggiunto quello nuovo perchè il coniglio dopo averlo calpestato non lo mangerà più.

La dieta deve essere completata con alimenti che, per la loro composizione, permettano una masticazione regolare quali erba di campo e verdure crude, principalmente insalate.

L’ERBA

Le erbe miste di campo sono il cibo ottimale e quello che troverebbero in natura; contengono preziosi sali minerali che tengono limati i denti, contengono calcio, vitamine e la fibra per la giusta motilità intestinale.

Un coniglio che si nutre di erbe miste e fieno non avrà problemi di obesità.

Chi ha la possibilità può far brucare il coniglietto in giardino, oppure si può raccogliere l’erba  ed offrirla tutti i giorni al coniglio, l’importante è raccoglierla dove siamo sicuri che non sia stata trattata con antiparassitari, pesticidi, fertilizzanti o altre sostanze chimiche o inquinanti.

Si possono offrire varie tipi di erbe selvatiche, fiori, foglie, rami e germogli.

Le erbe si possono dare appena raccolte o dopo averle fatte seccare, l’importante che non siano in fermentazione perché possono essere molto dannose causando disturbi a stomaco e intestino.
Se il coniglio mangia abbondante erba è indicato diminuire la verdura.

L’erba recisa che avanza dopo poco non è più fresca e quindi bisogna conservarla in un posto arieggiato per evitare che fermenti o che produca muffe e batteri pericolosi.

Esempi di erbe spontanee commestibili: achillea, betulla, camomilla, cicoria, malva, ortica, soncino, tarassaco (fiori e foglie), trifoglio.

Esempi di arbusti commestibili: acacia, acero, carpino, corbezzolo, faggio, frassino, gelso, lillà, melo (far seccare i rami), melograno, nocciolo, olivo, olmo, ontano, pero, salice, sorbo, tiglio.

Piante tossiche da evitare:

Selvatiche: Anemone, Belladonna, Calla, Cicuta, Convolvolo, Croco, Digitale, Linaria, Quercia, Tasso, Ligustro, Tremolo, Morella, Mughetto, Papavero, Patata, Ranuncolo, Sambuco, Veronica, Vitalba.

Da appartamento: Dieffenbachia, Felci, Oleandro (altamente tossico!), Rododendro, Stella di natale.

Legno di conifere: pino, ginepro, abete ecc..

Legno degli agrumi: limone, cedro, arancio, mandarino.

Legno di drupacee: pesco, albicocco, susino, ciliegio.

LA VERDURA

I vegetali sono importantissimi per la buona salute del coniglio perchè ricchi di acqua, fibre, vitamine, calcio e sali minerali.

E’ la giusta alternativa all’erba, per i conigli che vivono in casa e non possono brucare l’erba fresca di campo.
L’insalata deve essere lavata e asciugata con un panno, le parti ammuffite vanno eliminate e deve essere consumata a temperatura ambiente, mai cotta. In assenza di erba fresca di prato, la quantità di insalata da somministrare ogni giorno deve essere circa il 20% del peso del coniglio (Circa 150 gr per kg di peso).

E’ bene però non eccedere con le dosi, perchè non hanno le stesse funzioni dell’erba, le verdure sono molto più ricche di acqua, portano un maggiore riempimento gastrico e saziano il coniglio più velocemente.

E’ importante che la dieta del coniglio sia varia e più naturale possibile. Un pasto, se si vuole, si può dividere in due volte al giorno (mattina e sera) di almeno 3-4 tipi diversi di verdura.

Verdure che si possono somministrare tutti i giorni: Catalogna, indivia belga, finocchio, radicchio, sedano.

Verdure da somministrare con moderazione: alfalfa (erba medica), basilico, bietola erbetta (coste), brassicacee (es. broccoli, cavolfiori, cavoli), cicorie, cime di carota, prezzemolo (attenzione in grandi quantità è tossico), rape, ravanelli, rucola, spinaci, tarassaco, trifoglio, verze. Sono verdure ricche di ossalati di calcio, da evitare se il coniglio ha problemi di calcoli o sabbia vescicale.

Verdure da somministrare in quantità limitata: broccoli, cavoli, cavolfiori, cetrioli, fagiolini verdi o cornetti, lattughe (attenzione in particolare all’iceberg), peperoni (togliere le parti verdi e semini), pomodori (togliere le foglie, piccioli e i fusti sono tossici), verze, zucchine (di solito sono poco apprezzate). Sono verdure che possono causare feci molli, diarrea fermentazione e problemi intestinali.

Verdure da somministrare in quantità molto limitata: asparagi, carciofi (senza spine), cavoletti di Bruxelles, cavolo nero, cavolo rapa, rape, sedano rapa, topinambur.

Erbe aromatiche commestibili (da somministrare in piccole quantità): aneto, anice – Pimpinella anisum, basilico, cerfoglio, coriandolo, dragoncello, erba cipollina, finocchietto, maggiorana, melissa, menta, mirto, origano, rosmarino, salvia, santoreggia, timo.

LA FRUTTA
Frutta e carote dovrebbero essere consumate con moderazione perché, essendo ricche di zucchero, favoriscono obesità e fermentazioni intestinali indesiderate. Possono essere somministrati come premio, in piccole quantità e non più di 1 volta a settimana; attenzione ai semi che sono tossici.

Frutta che può essere somministrata in quantità limitata e con moderazione (una volta alla settimana): ananas, albicocca, arancia, anguria, banana, ciliegie (senza nocciolo), fragole, mandarino, mela (senza semi), melone, mirtilli, pera, pesca, kiwi, uva (senza semi).

La frutta secca (mandorle, noci, pinoli ecc) è un alimento (anche se per il coniglio commestibile) da evitare perchè molto ricco di grassi.

IL PELLET
Si può somministrare del pellet prodotto da aziende specializzate ma sempre con moderazione, perché questo alimento non consente il corretto svolgimento della masticazione ed un uso eccessivo può favorire problematiche dentali.

Non è un alimento completo nè la base dell’alimentazione di un coniglio. Non è indispensabile.

Se un coniglio si nutre di erba, fieno e  verdura non ha necessità di mangiare i mangimi in commercio.

Il pellet solitamente va dato come integrazione a cuccioli in crescita, conigli che per problemi di denti non riescono a mangiare correttamente il fieno e le verdure, conigli sottopeso.

Le dosi per un coniglio sano sono 1 o 2 cucchiai al giorno, non di più perché non è fondamentale nella sua dieta, anche se il coniglio ne è molto goloso, potrebbe portare all’obesità e ad altre patologie, ricordiamoci che in natura il coniglio non mangia il pellet.

I pellet si trovano in vari formati per conigli giovani o adulti o con poco calcio per i conigli con problemi, si trovano anche i pellet per coniglietti con gravi problemi di denti.

Controlliamo che non siano scaduti, evitando come la peste quelli con i semi di girasole, cereali o parti colorate, assicuriamoci che sia composto solo da vegetali, e da almeno il 18% di fibra.

Evitate assolutamente i mangimi con coccidiostatico.

 

 

 

 

 

 

 

ALIMENTI PERICOLOSI

I classici mangimi composti da semi di girasole, legumi, frutta disidrata e fioccati devono essere eliminati dall’ alimentazione del nostro coniglio perché assolutamente dannosi per la sua salute.

L’acqua và lasciata sempre a disposizione, pulita ed a temperatura ambiente. Si può utilizzare una ciotola di ceramica pesante per evitare che il coniglio la rovesci; se si usa l’abbeveratoio a goccia controllare che funzioni bene e che il coniglio riesca a bere.

Cibi pericolosi, da non dare mai: aglio e cipolla, avocado, carne, cioccolato, funghi, legumi (ceci, fagioli, piselli, lenticchie), mais, melanzane, patate (nemmeno la pianta e foglie), peperoncino, pesce, porro, prodotti di origine animale (formaggi), verdure cotte o surgelate, yogurt.

Non dare mai per nessun motivo mangimi con semi, granaglie, cereali e fioccati, mai, carrube o contenenti farmaci (coccidiostatico).
Il mangime di semi e fioccati è da evitare perché danneggia la salute del coniglio (denti, fegato, apparato digestivo).
Queste miscele vendute come mangime, sono alimenti grassi e poveri di calcio che negli anni causano gravi problemi al coniglio sia ai denti che all’intestino (sviluppano batteri pericolosi).

Snack in vendita per conigli, sono pieni di zuccheri e grassi.

Altri cibi da evitare:
cioccolato (tossico), legumi (fagioli, piselli ecc.), patate, aglio, cipolla, pasta, pane, merendine e dolciumi, yogurt e prodotti in generale di origine animale (carne, insaccati, pesce formaggi).

PREMIETTI

Per premiare il nostro coniglio si possono somministrare max 3 uvette (uva passa) al giorno.

cuantos gramos de pasas de uva hay que comer por dia

CIECOTROFI

Il coniglio ingerisce alcune delle feci che produce direttamente dall’ano, è la doppia digestione in cui il coniglio assimila enzimi e nutrienti necessari per il suo benessere.
Questo tipo particolare di feci si chiamano ciecotrofi.

Fisiologia del coniglio | Il Coniglio Di Jerry | NAPOLI

ALIMENTAZIONE FORZATA

Uno dei più grandi pericoli per il nostro coniglio è il blocco intestinale.

E’ fondamentale evitare che il coniglio non si alimenti, per questo quando il coniglio smette di mangiare da solo dobbiamo provvedere noi alimentandolo “forzatamente” con un alimento nutriente, esistono in commercio prodotti specifici come il Critical care (Oxbow) (o analoghi). Il consiglio è quello di averne sempre un po’ in casa.

Per prepararlo si deve sciogliere il prodotto in una ciotolina con acqua a temperatura ambiente fino ad ottenere un composto morbido che non sia troppo liquido o troppo denso. Sistemate su un tavolo un asciugamano e piano piano fate mangiare il coniglio, entrando con il beccuccio al lato della bocca e premendo poche quantità di composto dando il tempo al coniglio di deglutire.

LA DIETA

Se il vostro coniglio è in sovrappeso (consultate un veterinario esperto per esserne sicuri) potrebbe incorrere in patologie gravi come la pododermatite, problemi cardiocircolatori e respiratori.

Prima di tutto va rivista la dieta, quindi eliminare pellet, premi e frutta e dare solo verdure e fieno.

E’ molto utile favorire il movimento, quindi non tenerlo mai in gabbia e stimolarlo con giochini (Es. scatole di cartone).

Nessuna descrizione della foto disponibile.

La corretta alimentazione del coniglio è quindi fondamentale per assicurargli longevità e salute e prendersi cura di loro è il miglior modo per garantirsi tutto il loro amore.

IL COLPO DI CALORE: L’IMPORTANZA DELLA TEMPESTIVITA’

IL COLPO DI CALORE: L’IMPORTANZA DELLA TEMPESTIVITA’

Il colpo di calore è un’emergenza acuta e potenzialmente letale caratterizzata da un aumento della temperatura corporea che esita in un danno diretto dei tessuti dell’organismo.

Il disordine si verifica con maggiore frequenza durante l’estate, in genere dopo un esercizio fisico o in seguito al confinamento in un’area chiusa con scarsa ventilazione, come l’interno di un’automobile.

Anche se la sua fisiopatologia è complessa, lo stato fisiologico viene scatenato da alterazioni delle normali funzioni di raffreddamento che esitano nell’ incapacità dell’organismo di dissipare adeguatamente il calore.

Il colpo di calore va preso in considerazione in tutti gli animali che presentano una temperatura corporea interna superiore a 41 °C e un’anamnesi compatibile con un’esposizione ambientale, dopo aver escluso le altre cause di ipertermia. Tuttavia, va evidenziato che alcuni soggetti possono presentare al momento dell’esame una temperatura normale o persino subnormale; ciò si verifica in particolare nelle razze brachicefale (in cui è sufficiente una temperatura inferiore per scatenare il colpo di calore), o se l’animale si trova in un avanzato stato di shock.

Il segno clinico più comune negli animali con colpo di calore è l’eccessivo aumento della frequenza respiratoria, la cavità orale e le mucose sono di solito appiccicose a causa della respirazione affannosa e dell’estrema disidratazione.

Le mucose possono apparire scure o molto cariche per la vasodilatazione sistemica.

I soggetti possono presentare incoordinazione, perdita di coscienza, cecità, crisi convulsive o persino coma.

Gli animali con edema cerebrale possono apparire inizialmente intontiti e progredire verso la comparsa di barcollamento involontario, tremori e ottundimento. Si può avere anche una diminuzione dei riflessi (ad es., pupilla, cornea). Le mucose o gli occhi possono evidenziare un ittero dovuto ad un’imponente distruzione dei globuli rossi o disfunzione epatica.

Negli stadi terminali del colpo di calore, è possibile osservare respirazione superficiale ed apnea da disfunzione neurologica.

Le mucose, i padiglioni auricolari e la vulva possono rivelare ecchimosi, che indicano la possibile presenza di alterazioni della coagulazione.

Di solito è presente un aumento della frequenza cardiaca con polso debole dovuto all’ estrema ipovolemia.

L’animale può presentare diarrea emorragica o feci molto scure e può essere presente un’urina scura, “color Coca Cola”.

I soggetti con colpo di calore, generalmente, si rifiutano di alzarsi o non ci riescono.

 

Esistono alcune patologie che impediscono un’appropriata dissipazione del calore, come la paralisi laringea o le affezioni delle vie aeree superiori, del sistema neurologico o di quello cardiovascolare.

All’ inspirazione si possono osservare forti rumori respiratori, che indicano difetti anatomici sottostanti o malattie delle prime vie aeree.

Lo scopo primario del trattamento degli animali con colpo di calore è diminuire rapidamente la temperatura corporea quanto basta per prevenire l’ulteriore danneggiamento dei tessuti e degli organi vitali, ma non così rapidamente da causare ipotermia ed indurre l’attivazione dei meccanismi di produzione del calore.

Inoltre, il rapido raffreddamento superficiale può determinare una vasocostrizione periferica, che inibisce i meccanismi di raffreddamento e determina la deviazione del sangue caldo verso gli organi interni.

Dopo il raffreddamento, si possono sviluppare delle sequele secondarie al colpo di calore che complicano lo stato dell’animale; è essenziale che quest’ultimo sia condotto immediatamente presso il Veterinario e monitorato.

 

Il colpo di calore è un’emergenza medica; quindi i proprietari devono avviare immediatamente il trattamento compiendo alcuni passi per raffreddare progressivamente l’animale per riportarlo alla normale temperatura corporea.

Il proprietario deve sottoporre l’animale ad una docciatura prima di trasportarlo dal Veterinario.

Uno studio ha dimostrato un tasso di mortalità del 49% per i soggetti che non sono stati raffreddati dai proprietari, contro il 19% di quelli che sono stati raffreddati prima di essere trasportati dal veterinario.

La chiave del successo del trattamento e della guarigione dal colpo di calore è la precocità del riconoscimento e della terapia.

I proprietari devono essere consapevoli dei potenziali sviluppi associati al danno permanente di reni, cuore e fegato. Le vittime del colpo di calore possono mostrare deficit neurologici residui e sono probabilmente predisposte a ripetute lesioni da cause termiche in futuro.

 

Al fine di prevenire il colpo di calore, è necessario comprendere i rischi del confinamento o dell’esercizio fisico in ambienti molto caldi.

Per evitare il colpo di calore da sforzo negli animali da lavoro, bisogna programmare gli allenamenti o le competizioni all’ aperto durante le ore più fresche della giornata, se possibile.

È stato dimostrato nell’ uomo che per un acclimatamento parziale ad un ambiente caldo sono necessari da 7 a 21 giorni. Sembra probabile che un analogo arco di tempo sia richiesto anche per i nostri amici animali; tuttavia, in alcuni casi l’acclimatamento completo può richiedere fino a due mesi. Il non corretto acclimatamento può essere la ragione per cui all’ inizio dell’estate viene segnalato un maggior numero di casi di colpo di calore.

Il colpo di calore può essere facilmente prevenuto se si adottano misure capaci di consentire un corretto acclimatamento, una ventilazione adeguata ed il libero accesso all’ ombra e ad acqua da bere fresca.

Per quanto riguarda l’ambiente in cui soggiorna l’animale, è necessario che sia mantenuto ad una temperatura più fresca possibile.

Come prima cosa è bene ventilare ambiente al mattino presto, quando l’aria esterna è ancora fresca, poi chiudere bene le finestre ed oscurare i vetri con l’avvolgibile o le persiane, se durante la giornata ci batte il sole.
Sarebbe bene lasciare a disposizione delle aree prive di tappeti con le superfici fresche come il marmo, mattonelle di ceramica o monocottura, lastre di metallo, che in caso di superfici di parquet possono essere posate sopra.
Riempire le bottiglie PET con acqua, oppure i blocchi per frigobox e congelarle nel freezer, poi infilarle in un calzino o avvolgerli in un panno di microfibra o spugna e distribuirli nell’ambiente posandoli sul pavimento.

Pochi animali si sdraiano attaccati alle bottiglie, ma il vero scopo è quello di rinfrescare l’aria circostante in quanto quando l’aria calda scioglie il ghiaccio si rinfresca ed, essendo l’aria fresca più pesante, si mantiene in basso facendo salire quella calda in alto.
Se l’ambiente è provvisto di un climatizzatore possiamo mantenere la temperatura ambientale mite, ma mai gelata che potrebbe procurare all’ animale problemi di salute specialmente in caso di bruschi sbalzi termici.
Anche il ventilatore va benissimo, ma deve essere usato solo quando l’animale è vigilato; sia nel caso del ventilatore che del  climatizzatore è necessario assicurarsi che il getto d’aria non colpisca mai direttamente l’animale, ma venga direzionato in alto per rinfrescare o smuovere l’aria.

 

Come nell’ uomo, la prognosi del colpo di calore dipende dalla durata e dalla gravità dell’ipertermia, prima che sia instaurato il trattamento. Inoltre, è condizionata dalla presenza o assenza di eventuali malattie sottostanti.

Il rischio di sviluppo di complicazioni potenzialmente letali è notevole; quindi, nella maggior parte dei casi la prognosi è inizialmente riservata.

EMERGENZA MIXOMATOSI

EMERGENZA MIXOMATOSI

Come ogni anno, da qualche settimana nel parco Media Valle del Lambro, sulla collina che divide Sesto San Giovanni da San Maurizio, si sta verificando una copiosa moria di conigli. Ad ucciderli è una malattia virale, la mixomatosi, che colpisce le colonie di conigli selvatici.

La patologia è sostenuta da un virus (Mixomavirus, appartenente al gruppo dei Poxvirus) che sopravvive a lungo sulla cute degli animali infetti a temperatura ambiente, è resistente ad agenti chimici, ma viene distrutto in pochi
minuti alla temperatura di 55° C.

La trasmissione avviene per via diretta, ovvero attraverso il contatto tra animali infetti e sani o per via indiretta tramite
assunzione di alimenti inquinati da materiali infetti, attraverso la puntura di insetti, quali zanzare o pulci.

La malattia colpisce il coniglio domestico e selvatico, mentre la lepre può manifestare solo forme lievi o inapparenti.

Penetrato nell’organismo, il virus si localizza nel tessuto connettivo sottocutaneo o intradermico, attivando in queste
sedi una risposta immunitaria che porta alla comparsa di nodosità o tumefazioni, molto evidenti sulla testa, il dorso e le aree genitali. In seguito il virus passa nel circolo sanguigno e si diffonde in tutto l’organismo, ma soprattutto nella milza, nei linfonodi e negli organi genitali.


L’incubazione della malattia può variare tra i 2 e i 20 giorni. Si possono quindi verificare le seguenti forme cliniche:

– FORMA IPERACUTA, con morte del soggetto in pochissimi giorni;

– FORMA ACUTA: decorre per 4-10 giorni, ed esita nel decesso dopo la comparsa dei sintomi tipici della malattia;

– FORMA SUBACUTA o CRONICA: i sintomi sono meno caratteristici, e la morte subentra dopo 15 – 20 giorni.

Per una diagnosi precoce della malattia occorre fare attenzione alla comparsa di congiuntivite, associata a tumefazione (edema) delle palpebre. Rapidamente la congiuntivite peggiora, con scolo oculare lattiginoso; dopo 24-48 ore il coniglio può non essere più in grado di aprire gli occhi, si presenta indebolito, inappetente, con temperatura febbrile (fino a 42°C).

Dopo 48 ore dai primi sintomi, se non sopraggiunge il decesso, l’animale diviene sempre più apatico, presenta mantello opaco, palpebre, naso, labbra e orecchie diventano edematosi (tumefatti).

Possono inoltre comparire rinite con starnuti e scolo nasale, abbassamento dei padiglioni auricolari, piccoli noduli sottocutanei delle dimensioni di 1-2 cm, difficoltà respiratorie e sintomatologia di tipo neurologico.
La mortalità arriva a sfiorare il 100% degli animali colpiti.
La mixomatosi si manifesta tipicamente durante i mesi in cui le zanzare sono in attività (estate – autunno).

Esistono altre malattie del coniglio, che devono essere differenziate dalla mixomatosi, come ad esempio la pastorellosi (che si manifesta con sintomi prevalentemente di tipo respiratorio) o la malattie emorragica virale, che porta a morte l’animale in tempi rapidissimi, e va differenziata dalle forme iperacute di mixomatosi.

L’unico modo per proteggere i conigli consiste nel tenerli adeguatamente vaccinati, ma può rivelarsi molto utile anche la lotta agli insetti vettori (mosche e zanzare soprattutto) con repellenti e zanzariere.

NORME DI POLIZIA VETERINARIA
In caso di comparsa della malattia il Servizio di Sanità Animale della ASL emana una ordinanza di ZONA INFETTA DA
MIXOMATOSI DEL CONIGLIO; a seguito di questa ordinanza vengono apposte tabelle che segnalano la presenza della malattia, ai confini della zona infetta. All’interno di detta zona è fatto divieto di INTRODURRE CONIGLI, ma anche di RIMUOVERE ed ALLONTANARE conigli
deceduti. E’ buona norma segnalare ai Servizi Veterinari della ASL l’eventuale rinvenimento di spoglie di conigli all’interno delle zone infette, per il successivo recupero da parte di personale attrezzato.
Nei conigli
deceduti il virus permane vitale a lungo; le spoglie dovranno perciò essere raccolti indossando guanti monouso, per precauzione igienica, ma anche per limitare il rischio di veicolare il virus al di fuori della zona infetta. Gli allevamenti nei quali si è manifestata la malattia vengono posti sotto sequestro.
Nel caso di manifestazione della malattia tra i conigli selvatici, viene emessa ordinanza di ZONA DI PROTEZIONE, all’interno della quale valgono in pratica gli stessi divieti previsti per le zone infette. L’ordinanza di zona di protezione viene revocata dopo che sono trascorsi 6 mesi dall’ultimo caso di malattia.
La mixomatosi non si trasmette all’uomo e ad altre specie animali né direttamente né consumando carni di
coniglio.

LA VACCINAZIONE

LA VACCINAZIONE

Che cos’è un vaccino? Perché si vaccina? Quando è giusto vaccinare? È giusto sapere che la vaccinazione è un’importante componente della pratica medica preventiva che, a sua volta, è fondamentale nella cura della salute dei nostri animali.

La vaccinazione è l’immunizzazione attiva di un soggetto sano, ottenuta mediante la somministrazione di una preparazione antigenica, con l’obiettivo di proteggerlo nei confronti di una determinata malattia. Il vaccino inoculato induce una reazione immunitaria specifica che lo aiuterà a proteggersi nei confronti dell’aggressione dello stesso patogeno verso cui è stato vaccinato.

Nelle prime ore di vita i cuccioli, attraverso l’assunzione del colostro materno, ricevono gli anticorpi necessari a proteggerli da numerose malattie infettive. La protezione di origine materna, però, dura pochi mesi ed è quindi consigliato stimolare le difese immunitarie dell’organismo animale mediante l’utilizzo di vaccini a partire generalmente dalle 8 settimane di vita.

Non esiste un protocollo vaccinale unico ed applicabile in tutte le possibili situazioni, ma varia sensibilmente in base al territorio dove vive l’animale ed al suo stile di vita.

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